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COGE MANTOVANI: LAVORI FERMI E 116 LAVORATORI IN CASSA INTEGRAZIONE

Coge Mantovani, nuova impresa nata dalla cessione, di agosto 2018, della Mantovani alla società milanese Coge Costruzioni Generali Srl, ha presentato all’INPS la richiesta di cassa integrazione per 116 dipendenti. L’azienda sostiene che il fermo dei lavori sarà per il tempo necessario a verificare gli sviluppi sulla vicenda Mose. Oltre all’allarme per la situazione dell’azienda, i sindacati denunciano delle irregolarità nel riconoscimento delle trasferte ai lavoratori: non sarebbero state riconosciute come da accordi. Gino Gregangnin della FENEALUIL Area Vasta Veneto annuncia che saranno impugnate.

Ne ha parlato Il Mattino di Padova in questo articolo.

L’azienda ai sindacati: «Sarà per il tempo necessario a verificare gli sviluppi sulla vicenda Mose». I 116 lavoratori preoccupati

PADOVA – La triste campana della cassa integrazione è suonata ieri per i 116 dipendenti della Coge Mantovani con l’annuncio ufficiale recapitato ieri ai sindacati da parte dell’azienda. Il provvedimento richiesto all’Inps prenderebbe il via, una volta accolta la richiesta, dal 5 novembre e avrebbe una durata di 13 settimane. Secondo l’azienda si tratterebbe di un provvedimento temporaneo «per il tempo necessario a verificare gli sviluppi sulla vicenda Mose». Sviluppi che però non sembrano promettere nulla di buono. Il 17 ottobre i commissari del Consorzio Venezia Nuova hanno proceduto al passaggio dei lavori presso il cantiere dell’Arsenale di Venezia assegnando i lavori al Consorzio costruttori veneti San Marco e togliendolo alla società consortile Arzana, partecipata per il 65% da Mantovani. Per i lavori dell’Arsenale il Cvn aveva anticipato ad Arzana, a gennaio, 4, 5 milioni di euro, ma i lavori languivano secondo quanto denunciato dai commissari e dal provveditorato ai lavori pubblici (ex Magistrato alle Acque). Il nodo è rappresentato dal fatto che il Consorzio Venezia Nuova non riconosce il subentro di CogeMantovani – la nuova società nata dall’affitto da parte di un gruppo d’affari lombardo alla famiglia Chiarotto – al posto di Mantovani tra i soci del Csv. Subentro che i dirigenti della “nuova” Mantovani pensavano automatico, ma non è così. E il conto della piccola “svista” è stato presentato ieri ai lavoratori. «La nuova dirigenza è in sella da tre mesi, avevamo già avanzato le nostre perplessità, ma adesso i fatti sono sotto gli occhi di tutti: nessun lavoro e adesso la cassa integrazione. Si sono dimostrati poco affidabili», dichiara senza mezzi termini Gino Gragnanin della Uil. Si sta invece chiarendo la vicenda degli stipendi che, annunciati per il 15 ottobre, sanno invece lentamente affluendo in questi giorni nei conti correnti dei lavoratori. Su questa vicenda l’azienda «si scusa per il ritardo dei pagamenti dovuto alla necessita dell’inserimento manuale dei dati di ogni singolo lavoratore trattandosi del primo stipendio. L’accredito effettivo dello stipendio per ciascun lavoratore avverrà fra oggi (ieri, ndr) e martedì, in funzione dell’inserimento effettuato». Già in base alle poche buste paga che sono arrivate però i sindacati affilano le armi: «Sono state modificate – sottolinea Gragnanin – non sono state riconosciute delle trasferte dovute, le stiamo impugnando». (Gianni Belloni)