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PEDEMONTANA: UNA FERITA PROFONDA PER IL VENETO

Venezia 20 luglio- “E’ una sconfitta per la politica, quella nazionale certo, ma anche regionale. A regime, dovrebbero lavorare 1600 persone, con un indotto sommerso, di subappaltatori che spesso nemmeno appaiono di milioni di euro. La Pedemontana, non è solo un’infrastruttura è un’opera sociale” Così Valerio Franceschini, segretario regionale Feneal Veneto, commenta il rischio del blocco dei cantieri della Pedemontana.

La Pedemontana, dopo il Mose, rappresenta l’opera principale per il Veneto, inserita in un ottica europea all’interno del tracciato del Corridoio 5 è attesa da decenni ed è una infrastruttura che da sempre è stata gestita a singhiozzo. Mi rendo contro sia un’opera che costerà 2.258mln e quindi con tempi di gestazione piuttosto lunghi, ma qui ci giochiamo l’intero comparto edile del Veneto. Nei cantieri legati alla Pedemontana, alcuni in linea, altri appena iniziati e fortemente in ritardo, stanno lavorando circa un migliaio di addetti, ma con la partenza di tutti i cantieri si dovrebbe  arrivare a 1600 addetti, ma sembra che nessuno consideri l’indotto sommerso di imprese, anche molto piccole, che fanno da subappaltatori o subfornitori alle imprese più strutturate, ed è un indotto difficile da quantificare. E’ innegabile però che la Pedemontana ora, come la Valdastico, prima, hanno mantenuto in piedi un comparto che dal 2010 ha perso più di 30.000 addetti. Bloccare oggi questi cantieri vorrebbe dire mandare al collasso un intero sistema e tutte le imprese che stanno sopravvivendo grazie alla Pedemontana, e che hanno già investito risorse proprie in attesa dei pagamenti, in gergo tecnico sono già fuori con i costi”.

Sarebbe una ferita insanabile ma una sconfitta della politica, nazionale ma anche regionale. L’opera è avviata ed ora la Regione deve farsene carico, per cercare di arrivare ad una soluzione in tempi rapidi e scongiurare il rischio blocco e disincagliare il progetto di finanza pubblico e privato.”

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FURTO IN CAVA: SITUAZIONE A RISCHIO DA MONITORARE

FURTO IN CAVA

Treviso 10 giugno- “Si tratta di un campanello d allarme importante di infiltrazioni ‎della criminalita’ organizzata, in un momento di particolare difficolta'” Cosi’ Valerio Franceschini, segretario regionale Feneal, alza la soglia d’attenzione sul furto avvenuto nella notte in una cava a Volpago del Montello.

“Questi episodi non vanno sottovalutati- spiega Franceschini- non sono episodi isolati, ma appartengono piuttosto ad un sottobosco di tentavi della criminalita’ organizzata di inserirsi nel comparto edile trevigiano e veneto. Ed e’ facile cadere nel tranello: in un momento di crisi economica, con una ripresa che stenta ad arrivare, e’ facile credere e cedere a supporti al limite della legalita’. E’ necessario che le istituzioni facciano la loro parte, controllando r monitorando queste situazioni; ma anche supportando le aziende nell’accesso al credito. Due soluzioni che possono effettivamente supportare le aziende e gli imprenditori spesso con l’acqua alla gola e facili preda di situazioni pericolese”.

NUOVA EDILIZIA, NUOVA CONTRATTAZIONE.

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Le nuove frontiere dell’edilizia dopo la grande crisi che ha coinvolto il settore e la nuova qualità della contrattazione che ne consegue. Questo il tema del convegno organizzato da Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil:

Una nuova edilizia con una nuova contrattazione”

9 maggio- dalle ore 9.00

Cittadella dell’Edilizia in via Banchina dell’ Azoto- MARGHERA.

I lavori inizieranno alle ore 9 con una presentazione di Leonardo Zucchini, Segretario Generale della Fillea Cgil del Veneto, cui seguirà, dopo il saluto delle autorità, una relazione di Salvatore Federico, Segretario Generale della Filca Cisl del Veneto. Quindi sarà la volta di una tavola rotonda tra i tre Segretari Generali nazionali di Fillea, Filca, Feneal, Walter Schiavella, Franco Turri e Vito Panzarella, ed i tre Segretari Generali regionali di Cgil, Cisl, Uil, Elena Di Gregorio, Onofrio Rota e Gerardo Colamarco. Conclude i lavori Valerio Franceschini, Segretario Generale della Feneal Uil del Veneto.

Nel settore delle costruzioni, che chiude il 2015 praticamente a crescita zero con un fatturato pari a +0,2 rispetto all’anno precedente ed un dato occupazionale di -0,1 sui 12 mesi, si conferma la fine del modello di sviluppo quantitativo, basato sul moltiplicarsi delle nuove costruzioni e sul consumo progressivo di suolo, che la crisi ha messo definitivamente in discussione. “Oggi – sostengono i tre segretario regionali Zucchini, Federico e Franceschini – siamo in una fase del tutto nuova, fondata sulla qualificazione, il recupero e la ristrutturazione dell’esistente. Ciò impone un riposizionamento del settore che comporta nuove competenze e tecnologie ed un maggiore intreccio con altri comparti, non solo legati all’impiantistica ma anche a componenti industriali”.

“In tale contesto – secondo Fillea, Filca, Feneal del Veneto – sono determinanti la qualità e la professionalità della manodopera. La formazione diventa dunque un elemento centrale per aggiornare le figure tradizionali e soprattutto immettere nel mercato del lavoro nuove professionalità sempre più indispensabili in cantieri profondamente trasformati rispetto a quelli degli anni pre-crisi.

“La contrattazione – osserva il sindacato – deve cogliere appieno queste trasformazioni ed affiancare ai temi salariali e normativi quelli della sicurezza, della formazione permanente e della stessa bilateralità”.

Oltre al contratto nazionale, il cui rinnovo andrà fatto entro l’anno, una riflessione si è aperta circa la contrattazione decentrata sia nell’industria che nell’artigianato. “In particolare – spiegano Fillea, Filca, Feneal – tra Ance ed organizzazioni sindacali è avviato un ragionamento circa l’unificazione in un unico contratto regionale della contrattazione di secondo livello, oggi articolata in 7 contratti provinciali, e, di conseguenza della costituzione di un unico ente bilaterale a livello Veneto per le aziende edili industriali. Ciò allineerebbe l’industria all’artigianato, già organizzato su un’unica base regionale, consentendo una maggiore razionalizzazione del sistema ed una migliore

ZAIA, PER L’EDILIZIA SI DEVE FARE MOLTO DI PIU’!

Venezia 3 settembre- “Dopo una perdita del 50% dal 2009 ad oggi di imprese attive sul territorio regionale, il comparto edile in Veneto è ancora in forte sofferenza e in questi ultimi sette mesi, la soglia occupazionale si è assottigliata del 4%. Dai 179.943 occupati siamo passati a 138473 alla fine del 2014 e in questi sette mesi abbiamo perso altri 5.500 posti di lavoro.  E’ una emorragia che non si riesce a fermare. Il dato occupazione è ancora più preoccupante se si considera che il comparto edile era una locomotiva per la nostra Regione, con un indotto destramente articolato. Siamo in poche parole una delle Regioni, che nel comparto edile, ha perso maggiormente.” Questo è il bilancio allarmante della Feneal Uil, con il commento del segretario Valerio Franceschini, che lancia un  appello alla Giunta Zaia:  “L’edile non ha mosso un passo, ma non siamo nemmeno riusciti a stabilizzare il settore. Il Governo Regionale deve mettere in atto strategie specifiche e fare molto di più di quanto non sia stato fatto inpassato.” Prosegue Franceschini che annuncia richieste ben precise:  in primis la costituzione di un tavolo tecnico del comparto.

“Serve un tavolo tecnico, con incontri e programmazioni bimestrali per attuare sinergie ed avere più peso nella trattativa con il governo”. Un tavolo che deve avere sostanzialmente quattro obiettivi:

  • sbloccare la situazione di accesso al credito con le banche e creare, magari attraverso Veneto Sviluppo dei fondi di rotazione a beneficio di chi esegue oggi lavori di riqualificazione energetica e si vede la detrazione fiscale spalmata in 10 anni. Troppo poco e troppo a lungo termine: un privato non ha benefici. Servono detrazioni oggi, non tra dieci anni e se il Governo non riesce a farlo, devono subentrare i fondi di rotazione della Regione.
  •  rivedere la logica del Piano Casa: delle 72.000 domande presentate in Veneto nel 2014 ( di cui il 95% per l’aumento di volumetrie pari al 20%, solo il 4% per demolizioni con ristrutturazioni in bioedilizia ed energie rinnovabili, l’1% irrisorio per interventi sul patrimonio commerciale ed alberghiero) gli interventi poi realizzati sono solo del 50%, proprio per problemi di liquidità. La chiave di volta è quindi una inversione di rotta del credit crunch con gli istituti di credito: con un piano approvato di ampliamento, l’istituto di credito dovrebbe essere in grado di concedere un prestito del 100% dell’intervento e dovrebbe essere lo Stato e la Regione a porre delle garanzie.
  • una programmazione sinergica e un piano di intervento generale sul territorio condiviso attraverso il tavolo tecnico da enti locali, parti sociali e categorie del settore, per una riqualificazione reale e diffusa delle nostre zone più depresse e soprattutto delle strutture pubbliche, scuole e ospedali in primis.
  •  serve particolare attenzione al dissesto idrogeologico della nostra regione: aumentano i casi di allagamenti e disagi a causa di piogge improvvise, i fondi si sono dimezzati. (da 148.milioni di euro a 75.

“Da questa analisi- conclude Franceschini- è evidente come debbano essere messe in cantiere strategie e politiche completamente diverse da quelle attuate sino ad oggi. D’altronde ci troviamo di fronte ad una crisi senza precedenti. Più volte abbiamo richiesto un tavolo e un incontro con l’Assessore Donazzan, durante il mandato precedente: non abbiamo mai nemmeno ricevuto una risposta.”

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L’EDILIZIA A CONFRONTO- CONVEGNO PROGRAMMATICO DI FENEAL FILCA FILLEA

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tribuna 21 luglio

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Lavoro, sostenibilità, sicurezza e legalità declinate con gli strumenti della contrattazione della bilateralità dovranno essere caratteri distintivi di una trasformazione che possa favorire il rilancio e la rinascita del comparto edile.” Così i tre segretari di Feneal, Filca e Fillea, rispettivamente Valerio Franceschini, Salvatore Federico e Leonardo Zucchini, presentano il rapporto “Edilizia e territorio. Sostenibilità, qualità e legalità”, elaborato dal centro studi LAN – Local Area Network per conto delle tre sigle sindacali,   si compone di quattro sezioni: gli interventi a favore della sicurezza e quindi sull’assetto idrogeologico del territorio; le grandi opere; piccole e medie opere; riqualificazione e restauro; oltre ad un inedito quadro sull’economia criminale collegata al comparto edile.

 L’ANALISI

Il Veneto è la regione italiana in cui, con la Lombardia, è cresciuto più velocemente il consumo di suolo negli ultimi quindi anni (+14,3% rispetto a una media Italia del 10,8%). – spiega il Segretario Fillea Leonardo Zucchini- Il comparto dell’edilizia vive una morsa recessiva senza precedenti, a casa della contrazione dei mutui e delle compravendite, da un lato che si accompagna alla riduzione dei valori immobiliari. Ma allo stesso tempo, a causa delle logiche del patto di stabilità, anche gli interventi di edilizia pubblica sono sensibilmente diminuiti. L’edilizia che prima rappresentava la locomotiva delle’economia veneta anche attraverso ad un indotto che dava ossigeno anche a piccole e piccolissime imprese, ora stenta a recuperare. Anzi se in alcuni settori come il terziario c’è un minimo sentore di recupero, l’edile è in fase di glaciazione. Dal 2009 hanno chiuso il 15,5% delle imprese di costruzioni, i lavoratori nel 2009 erano 179.000 di cui 109.000 dipendenti e 70.000 autonomi; nel 2015 sono scesi rispettivamente a 80.000 e 55.000 con una riduzione secca del 23%.

 In base ai dati e alle elaborazioni del centro studi LAN, a fronte di nuove chiusure aziendali e di una soglia occupazionale che non stenta a riprendersi, secondo le parti sociali sono due le strade che devono essere percorse per il rilancio dell’edile nelle province del Veneto: gli interventi di recupero e la ripresa di interventi pubblici, magari con le maglie di stabilità ben più larghe.

“E’ chiaro che il modello delle tre “C” (casa, Capannone, Campanile)  è ormai tramontato- spiega il segretario Feneal Valerio Franceschini- Ma il settore della riqualificazione nell’edilizia privata è la risorsa migliore che possiamo attuare per fermare un dissanguamento costante. Nel 2026, il 70% del patrimonio residenziale regionale avrà più di quarant’anni di età, un patrimonio immobiliare invecchiato e inefficiente. Il  piano casa ha dato un impulso, ma va concretizzato: delle 70.000 domande accettate solo il 50% viene realizzato. C’è un problema di liquidità iniziale e le detrazioni del 55% per interventi di risparmio energetico non vengono prese in considerazione perché spalmate in 10 anni. Serve un intervento sinergico con gli istituti di credito.“Il proprietario capisce e coglie l’opportunità del piano casa, paga un professionista per progettare l’intervento, ma si ferma quando è il momento di iniziare i lavori. La chiave di volta è quindi una inversione di rotta del credit crunch con gli istituti di credito: se le banche hanno chiuso i rubinetti e i prestiti sono diminuiti del 10% in Veneto nel 2013 (con variazioni dal 15% a Belluno e il 6% a Vicenza) è evidente che va stretto un nuovo patto tra banche, stato, regione e utente finale.

Per quanto riguarda il rilancio dell’edilizia pubblica: “Abbiamo una visione del Veneto come una città metropolitana estesa, con capoluogo Venezia, non un’insieme di arre metropolitane o peggio una commistione di centinaia di campanili che continuino a coltivare il proprio orticello. La nostra Regione non può permettersi il lusso con soli 5 milioni di abitanti di dividersi in frazioni, ma per attrarre capitali soprattutto dall’estero è necessario ragionare sul brand “Venezia”. Solo così potremo avere una visione globale del territorio e avviare una ottimizzazione d risorse per le infrastrutture viarie, gli ospedali. Per uno sviluppo sostenibile e armonico- spiega Salvatore Federico, segretario Filca- Ciò richiede una forte cooperazione di investimenti pubblici e privati; l’allentamento del patto di stabilità dei Comuni e lo sblocco di tutta la cantieristiche delle opere medie e piccole che fanno lavorare le imprese del territorio; l’avvio del programma europeo di efficientamento energetico di almeno il 3% di patrimonio pubblico ogni anno. Le grandi opere, come la Pedemontana ad esempio, possono rinforzare una soglia occupazione che altrimenti si manterrebbe sui valori più neri di inizio crisi.”

Le tre organizzazioni sindacali Feneal Uil Filca Cisl e Fillea Cgil con questo sforzo conoscitivo vogliono dare un contributo, aprendo un confronto a tutto campo, per una governance coordinata di tutte le leve con cui ricomporre un nuovo modello di edilizia e territorio.

IL REPORT IN SINTESI