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MANOVRA PENSIONI: SI MINA IL CONTRATTO DI LAVORO

Venezia 9 febbraio- “Lavoratori meno tutelati, preda delle speculazioni di istituti privati. Con questa manovra si sta smembrando il contratto nazionale di lavoro, per cui le parti sociali si sono battute per decenni.” Così Valerio Franceschini, segretario Feneal Veneto, critica la proposta avanzata dal Ministro del lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, in merito alla manovra pensioni, in discussione in questi giorni e che si lega indiscutibilmente al Job Act.

La proposta introduce la portabilità per i lavoratori dei contributi pensionistici agli istituti privati: in poche parole ciascun lavoratore sarà libero di trasferire la sua pensione a chi offrirà le migliori condizioni: in particolare assicurazioni e istituti di credito.

Un colpo basso ai lavoratori, una grossa mano a banche ed assicurazioni- spiega Franceschini- Di fatto la partita sulle pensioni, inserite nel contratto di lavoro e per cui i sindacati di sono battuti per anni, si riduce meramente a strumentalizzazioni delle compagnie assicurative, a chi offrirà il tasso di interesse più conveniente. Tuttavia il costo di questi nuovi fondi pensione sarà molto più alto rispetto alla gestione Inps e ricadrà direttamente sui lavoratori. Soprattutto le pensioni non saranno tutelate”

“Mi auguro che il Governo Renzi faccia un passo indietro. Le aziende sono già state fortemente penalizzate dal TFR in busta paga: ora si colpisce al cuore il contratto nazionale- conclude Valerio Franceschini- E’ una manovra sbagliata che nasce sbagliata già dal suo presupposto: mette sullo stesso piano i fondi pensione contrattuali al risparmio individuale, alle polizze assicurative o ai fondi pensionistici integrativi aperti. Un sistema per delegare la previdenza, che deve essere di titolarità dello Stato per garantire equità, ai  privati, ma forse Renzi dimentica che il valore e il grado di civiltà di uno stato si basa proprio sul suo welfare.

 La pensione è un diritto che ogni lavoratore matura, uno strumento per garantire una vecchiaia serena. Non è, e non deve diventare, una speculazione. Sarebbe un salto indietro di cent’anni.”